Russia: i falchi come risposta al terrorismo?

31 Mar 2010

 In Russia si è risvegliato il peggiore degli incubi. Di nuovo le kamikaze a passeggio per la capitale in cerca di obiettivi. Questa volta a farne le spese sono stati i pendolari del mattino.

 Se non si è mai saliti su un treno della metropolitana di Mosca all’ora di punta non si ha idea di che battaglia si debba combattere per conquistarsi un po’ di posto vitale per respirare. Dire che si è schiacciati come sardine non rende giustizia ad una situazione davvero precaria, quotidiana per milioni di persone. Le terroriste lo sapevano ed è qui che hanno colpito cinicamente, mentre le porte del treno si aprivano alla fermata. In quel momento si ha l’addensamento maggiore di gente in pochi metri quadri: dentro le sardine, fuori chi spinge per entrare.

 E pensare che da qualche tempo le solitamente rigide misure di sicurezza nel metrò erano state allentate. L’ultima volta un ordigno era esploso, quasi in periferia, in mezzo agli operai nel febbraio 2004, provocando, però, una strage.

 Simboliche sono le due stazioni colpite: la prima è quella sotto all’edificio centrale dei servizi segreti, l’ex Kgb, a qualche centinaio di metri dal Cremlino; la seconda all’intersezione della circolare, in un punto nevralgico dove si incontrano traffico auto di superficie e ferroviario. Il messaggio al potere politico moscovita, che ha pubblicamente reagito con parole pesanti, è chiaro: non siamo ancora morti e vi possiamo colpire ovunque.

 Gli inquirenti puntano il dito sicuri della pista islamico – caucasica. Vi sarebbero le immagine registrate dalle telecamere a circuito chiuso. La scorsa settimana la “mente” del deragliamento del treno superlusso “Nevsky Express”, Mosca-San Pietroburgo, è stato ucciso in Inguscezia. Si pensa forse alla vendetta dei suoi commilitoni o a qualcosa di collegato. Ma il “cervello” dell’operazione, chi è? E dove si nasconde?

 La Russia delle trame occulte recita contemporaneamente, però, anche altri copioni. Sempre la passata settimana è stato arrestato un gruppo di nazionalisti-xenofobi che preparava attentati nella capitale. Il tandem Medvedev-Putin sta tentando di riformare la società russa in un periodo, tra l’altro di grave crisi economica e di insicurezza psicologica generale. La lotta alla corruzione ha portato a dolorosi tagli di personale nei ministeri della cosiddetta “forza”, in particolare in quello degli Interni. La riforma o “mezza rivoluzione”, meglio la seconda definizione, è alle porte. E a tanti non piace. I comunisti denunciano attraverso la Moskovskaja Pravda una sempre più crescente strategia della tensione come in Italia negli anni Settanta.

 Mosca è rimasta scioccata. I terroristi sono riusciti a paralizzare l’intero centro di una megalopoli di 13 milioni di abitanti. Alla piazza Komsomolskaja, dove giungono passeggeri da tre stazioni ferroviarie e da altre delle linee interurbane, si è assistito ad un caos dantesco. Poi nelle ore successive alcuni dei corsi più congestionati dal traffico erano incredibilmente vuoti.

 I russi sono abituati a queste situazioni “extreme”, come dicono usando un anglicismo. Le tragedie del teatro della Dubrovka nel 2002 e della scuola di Beslan nel 2004, anche se sono state vissute in tivù, hanno lasciato ferite profonde. Mai, però nessun moscovita dimenticherà l’autunno ’99, quando i terroristi fecero saltare in aria due palazzi nella notte. Si dormiva allora in pigiama con il passaporto tra le mani, così la Protezione civile sarebbe stata in grado di identificare il cadavere. Arrivarono i “falchi” al potere e le cose poi si sistemarono. 

Vedi anche Bagno di sangue nel metrò– 29.03 con aggiornamenti

 

 

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